Recensire ignorante: Suburra.

image

(Locandina originale de La grande bellezza.)

(É la prima volta che recensisco un film che é uscito praticamente ieri mattina. Tenetevi gli spoiler, che tanto sulla wiki ci sono pari pari. Ho aggiunto solo una mappata di male parole.)

(Oltretutto, i soldi che ho schiaffato in mano a quello del cinema – e quindi di rimando a tutto l’allegro carrozzone – mi autorizzano a farmi un’opinione, per quanto balorda essa sia.)

Uagliù, la sfaccimma della gente.

La faccio secca e brutale perché il film é la sinfonia numero nove della brutalità. Sollima non supera i cliché che il pubblico impegnato fino a prova contraria – il telespettatore di Gomorra e Romanzo criminale, per capirci – si aspetta da un suo lavoro, e presenta un groviglio luciferino e disumano di storiacce romane, fradicie di una pioggia incessante che non lava via nulla, né il sangue né le coscienze.
C’è un papa che si vuole dimettere (ma solo perché altrimenti non si capiva che la storia inizia il 5 novembre 2011), e dall’altra parte di Roma un onorevole, un NAR ripulito solo in superficie. In una notte di sesso a tre, bonghette di crack e pisciate dal balcone – un quarto d’ora di narrazione precisa e grottesca di cui si poteva anche fare a meno, ma il buon Sollima sa che con la fessa si vende pure il ghiaccio agli eschimesi – il fascio si ritrova una minorenne morta nel letto. Ovviamente, il politico corrotto non può per sua natura infame interessarsi a queste cose, e allora lascia tutto il bordello in mano all’altra zoccola(*) che chiama un pischello zingarello per sistemare la cosa (morta) in fondo a una palude.
Senonché, il pischello zingarello si sente forte di questo fatto, e il giorno dopo va nell’ufficio del politico a farsi più grande di quello che é. Prevedibile giro di confabulazioni meschine tra politici corrotti, e spunta quest’altro tizio di conseguenza, un figlio d’arte della criminalità delle periferie, per andare a far abbassare le scelletelle allo zingaro. Si incontrano, chi sò io e chi sei tu, e lo zingarello rimane per terra con un buco nuovo di zecca.

Nel frattempo, la zoccola si va a nascondere a casa di uno viscido, che vai vedendo deve scontare i milioni di debiti che il padre (che compare giusto per quel minuto e mezzo utile a farci capire che pezzo di merda abbia mai potuto procreare, e poi va fare un bagno vestito a ponte Milvio) ha contratto col fratello grosso e cazzimmoso dello zingarello.
In un ristorante poi, si incontrano il politico corrotto e una sua vecchia conoscenza, il Samurai – l’ultimo della Magliana ancora in piedi e con abbastanza palle per mangiarsi tutta Roma – per parlare della cazzata che ha fatto. (Era già comparso prima Samurai, che mostrava a un ex-camerataamico come comportarsi, tirandolo sotto con un SUV.) In quanto padrone di questo mondo e dell’altro, si offre ben volentieri di togliere le castagne dal fuoco, in cambio del piccolissimo favore di far passare una legge per poter allegramente annegare nel cemento il lungomare di Ostia. E proprio per questa ragione, il Samurai si prende la briga di andare a fare un cazziatone al figliuol prodigo, per farlo stare allineato e coperto almeno finché non passa la legge.

Ma mica é finita qui.

Il fratello grosso e cazzimmoso dello zingarello, che per necessità prosaica chiameremo lo Zingarone, com’é plausibile, vuole vendetta. E, indovina un pò, é proprio il viscido a metterlo sulla buona strada.
Intercettano il figliuol prodigo in un supermercato e gli sparano -altri dieci minuti buoni di gente che semina pallottole e terrore a random – ma senza stenderlo. La sua ragazza (infatti, dimenticavo: c’è pure la fidanzata borchiata e tossichella, per non farsi mancare nulla) e il guardaspalle lo caricano in macchina e riescono a fuggire.

Ne consegue che la tossichella – in mezzo a tanta gente che si spara accazzo – vuole far vedere che pure lei sa tenere il ferro in mano, e guidata da non si sa quale sesto senso entra in un centro massaggi e trova proprio i due che hanno fatto la bua all’amoruccio suo e, indovinate un pò, li ammazza.

Lo Zingarone ora ce l’ha a morte con tutti. Minaccia il figliuol prodigo per interposto Samurai, minaccia la zoccola che alla fine sgama tutto il teatrino e fa il nome del politico, minaccia il politico per far passare la legge, rapendogli per sicurezza il figlio e ci mette a guardia il viscido (minacciandolo). Avrebbe minacciato anche TE per una cosa qualsiasi, se poi non succede quello che succede.

(Se non sbaglio a questo punto c’è un cardinale che é pronto a sborsare una milionata ai protetti del Samurai, ma così, giusto perché ogni tanto si deve dire che la Chiesa é corrotta e sta ammanigliata con i criminali. Si dovesse mai salvare qualcuno.)

Samurai però nel frattempo si é visto praticamente pigliato a cuppetielli dal figliuol prodigo, sempre per questa cosa del chi sei tu e chi sono io, che se non c’è poi sembra che gli prende male. Infatti Samurai la prende malissimo, e il giorno dopo fa carne da macello al figliuol prodigo e a tutti i filistei tirapiedi suoi. Non trova la tossichella, che con la naturale vitalità scaturita da due grammi in vena riesce anche a nascondersi.

Passa il santo, passa la festa, e passa pure la legge. Ma, durante il festino post-legiferatio (a spese dei contribuenti, perché é una vergogna, sono tutti dei farabutti eccetera eccetera) passa anche il governo. Il politico corrotto si ritrova, solo e perduto, a rincorrere la macchina dell’ex-premier (12 novembre 2011, fatevi due conti su chi é, io vi dico solo che ancora va dicendo in giro che é stato eletto democraticamente). Lo Zingarone si ritrova con la capa spaccata dal viscido, e poi in bocca a un cane di presa; Samurai si ritrova una decina di prese d’aria in petto nuove nuove fatte dalla tossica che, vendicatasi per l’ennesima volta, é finalmente libera di andare in giro a fare la cosplayer di Assassin’s Creed.

Fine, titoli di coda bulgari, musica molto alta e la supponenza da terza pagina di Repubblica nel cVedeVe che il geneVe umano la meViti, l’estinzione.

(*) Zoccola, inteso come dispregiativo di meretrice (che peraltro la signora in questione si autoinfligge). Non ho nulla contro chi pratica l’antico mestiere – inteso come scelta consapevole e non come schiavitù, quello é solo abominio -, ne ho molto di più contro chi in pubblico alza gli scudi ma in privato, se nessuno vede, se capita, eccetera.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...