War is over.

Finisce l’anno, e tra il gamberone arrostito e l’ennesima bottiglia di vino alzo il calice e faccio, a mezza voce, il mio piccolo discorso sentimentale.

Musica, prego.

Ci siamo svegliati, una, due, milioni di volte. Miliardi di occhi hanno cercato il sole, lo hanno aspettato, e se dopo una notte insonne dava fastidio era sempre un bel traguardo da raggiungere.
Abbiamo raccolto i nostri pezzi e a testa bassa, prendendo la porta, ci hanno scaraventato in quel posto brutto davvero che gli altri si ostinano a chiamare mondo. E che ne sanno, gli altri, di quel meraviglioso girone infernale…
Strade, coincidenze, treni persi per un pelo, non ci siamo fatti mancare niente. Agli angoli della vita tutto ci é scorso veloce tra le mani, abbiamo chiesto la ragione pur avendo torto marcio e ci sono arrivate delle scuse che neanche sapevamo di meritare.
Abbiamo amato, abbiamo odiato, abbiamo guadagnato spiccioli e perduto patrimoni. E il sorriso via via andava e veniva con la luna nuova, e portava lacrime sempre a perdere su oceani di latte versato.
Il mondo c’ha mangiato e c’ha cagato, e il calendario sembrava sempre troppo lungo per tenere tutto dentro. Chi é andato, chi é arrivato, qualcuno che sul ciglio del burrone ha fatto dietrofront e troppi altri che, alla fine, con una bella rincorsa e vaffanculo ce l’hanno fatto vedere che a volare serve solo l’incoscienza del cadere (mancate tutti, infami; mancate perché ora il tempo va zoppo senza di voi). Chi ha trovato l’amore l’ha urlato al vento, e il vento l’ha sfottuto sibillino e dolcissimo; chi ci ha perso ha bocciato duro la testa sull’asfalto, si é rialzato ed é tornato a far stronzate.
E che dire della guerra, di ogni fottuta guerra che ci avvolge come un lenzuolo stretto ad ogni respiro? Combattiamo, cadiamo, ne creiamo altre o ci buttano in mezzo, senza rimedio. É diventato uno sport odiare per principio, se non hai un nemico speciale non sei nessuno, sempre pronti a fare martiri o a farla pagare cara a chi é così sottilmente diverso da noi da non essere altri che la nostra stessa immagine allo specchio.
A tutti voi, cari sconosciuti e fottutissimi amici, elevo le mie preghiere per un anno nuovo ed interessante, con pochi sbattimenti e infinite soddisfazioni, e con l’auspicio che io e voi, con volontà, potremo sinceramente stringerci in un solo unico desiderio di fratellanza universale.

La guerra finisce se lo vogliamo, ogni guerra, e tutti, se lo vogliamo, possiamo lasciare la polvere ed arrivare alle più lontane stelle per essere, nel nostro tempo, dei veri eroi.

Auguri.

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