Recensire ignorante: Thank you for smoking.

Prologo veloce: mi sto rimettendo in pari con gli articoli. Con tutta probabilità, complice anche il lockdown per cui ho guardato settordicimila cose, proporrò un pò di roba recensita male. Se avete suggerimenti, io qua sto.

Perché, se ci vai a pensare – alla fine la ragione in un modo o nell’altro ce l’hanno tutti. (E non è detto nemmeno che uno ci debba pensare per davvero, magari fai solo le pose ispirate ma nel frattempo in testa è tutto un mistalovalovabombastic.)
Per esempio, chi gliel’aveva messo per iscritto agli ebrei di farsi le carrettate di soldi dalle spalle della povera gente, nei loro circoli segreti, e poi di diffondere le malattie? Non lo sapevano che prima o poi che a qualcuno gli prudevano le corna?
E le streghe? Ne vogliamo parlare delle streghe? Noi qua già stiamo nel medioevo, c’abbiamo le palle che ci girano nel cilicio che già quello basterebbe, e poi si inchiommano sulla noce del collo la peste, e i lanzichenecchi e le corvèe e tutta la santissima avemmaria, tu te ne vieni con le tue erbe che guariscono la gente, senza una sanguisuga nè una posta di rosario, e poi fai così tanto la superiore che te ne vai a ballare nuda intorno al fuoco?
E perché non parlare degli immigrati, che al paese loro si prendono tre lauree e otto master, si fanno un viaggio che manco un sacco della spazzatura, che vengono qua a casa mia a rubare il mio posto (a nero, sennò perdo il reddito di cittadinanza) di cassiere al supermercato a quattrocento euro al mese?

Quando uno o più di questi decerebrati occupa un posto di potere, oppure é invischiato in faccende così marce che i diavoli all’inferno se lo litigano, lo status quo impone tutta una serie di accorgimenti per evitare che il popolo, notoriamente bue, non riconnette e li mette tutti in fila avanti al plotone. E non si parla solo di guardie giurate e cancelli alti cinque metri, serve anche dare in pasto alla bovina opinione pubblica quella spessa mano di stucco sapientemente modellato che alla fine sì, a botta di rum pure il peggio stronzo é riuscito babbà (i napoletani in ascolto hanno capito e già ridacchiano, per tutti gli altri: fatevi amici napoletani, share the fun). L’artista nel lavoro di cesello nella merda, il Masterchef della frittata rigirata, é il buon Nick Naylor, lobbista. Trionfante, il classico faccione sorridente che, in certi periodi, si marcava con la stella a cinque punte: “se ce la fai col tabacco ce la fai con tutto” é il suo mantra. In un dibattito pubblico, dove riesci a dire con la migliore delle facce di cazzo, ad un bambino felicemente calvo ed in sedia a rotelle, che mica è detto che il fumo di sigaretta fa venire il cancro, ci sono tantissimi studi in proposito… Dio purcìt, spiegami che cos’è l’etica e ti offro il caffè, mannaggiacristo. Eppure è proprio quella l’etica declinata ai nostri giorni, che dopotutto, se riesco a smontare la tua ragione automaticamente ho vinto io, perché il pubblico é con me (poi che ci sia o meno non ha importanza, lo prendiamo in prestito, chi vuoi ti dia torto dopo avergli offerto il pranzo). Lo stesso pubblico davanti al quale l’ex Marlboro man dovrebbe gridare allo scandalo, con quella valigetta traboccante di denari che gli hai aperto sotto il naso. Dovrebbe? E’ una sua scelta, dopotutto a pensarci bene ognuno ha ragione, ha le sue ragioni per fare (o non fare) qualcosa. Te ne vanti, nel tuo circolo privato di figli di puttana livello Champions League, dove gentilmente la bontà umana lasciatela nel posacenere all’ingresso, che con i morti che ci rinfacciamo allegramente tra un bicchiere e l’altro i trattati di Versailles del ’19 ce spicciano casa. E il Capitano, la vecchia guardia dei coltivatori d’America, ti vuole, figliuol prodigo che non ha mai avuto, come alfiere del tabacco sulla scacchiera del cinema, all’ombra di un re che non dorme mai e che già ha capito tutto e pensato tutto su come riportare le sigarette sul grande schermo.

Succede che poi alla fine davanti al pubblico ci finisci per davvero, ma se da un lato la voce affabile di un ascoltatore di un talk show preannuncia la tua morte, dall’altra parte c’é quella ragazzina snodata sempre pronta a sfracellarti in camera da letto, e che peccato che col sangue che defluiva verso il pacco hai dimenticato fosse una giornalista e le hai raccontato questo mondo e quell’altro.

Finisci male, sotterrato da una valanga di cerotti alla nicotina in braccio ad Abramo Lincoln, col bel mondo di furbacchioni come (e meglio di) te che ti ha scaricato come l’umido il giovedì. Il Capitano é passato a miglior vita, lasciandoti a fianchi scoperti; il mammasantissima di Hollywood che passa da best friend forever al palo, tramite il suo cagnolino impomatato: “rimaniamo in contatto, manda pure una mail a info@…”, e per raffinamento di cazzimma quella specie di deputato col nome da pesciabbrodo che ti scamazza ben bene sulla graticola che tu stesso hai contribuito a fabbricare.

Cadi

come un sasso

di notte

nel letame.

Atterri nell’humus di pizze fredde nei cartoni e bollette da pagare, giornalisti di terza a cui non pare vero di avere finalmente un soffice sedere da prendere a calci e che ripaghi decenni di latitanza all’università; più defilato nell’angolo il faccino tondo di tuo figlio, che per quanto non si possa credere ora c’ha più palle di te, mangia la foglia e come dicono a Rejkyavik t’empara.

E quindi, lotta – cade – si rialza – sempre vincerà, uno zoom lentissimo ti darà la risposta all’universo la vita e tutto quanto, che a quanto pare qui non è 42 ma in compenso è burrosa ed appiccicaticcia (e col giunto cardanico che vi tolgo il dubbio, zozzoni depravati), e quindi vai, distruggi per noi tutto il bene che puoi, utilissimo bastardo.

Titoli, sottotitoli, una degna colonna sonora, J.K. Simmons che ancora non pare un G.I.Joe, Jason Reitman che pare che niente fa, ed il ricordo di un riccioluto ingegnere che alla domanda “perchè questo costosissimo pezzo che doveva aggiustare è corroso dalla ruggine?” senza batter ciglio rispose “si sbaglia, è l’antiruggine che abbiamo dato che è color ruggine”.

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