Crocette sul fegato al nero di Lodi.

Oggi, sette febbraio, é “il giorno dopo”. Un treno ad alta velocità é deragliato ieri mattina presto, ponendo fine alla vita di due macchinisti di lungo corso. Per pura coincidenza, la carrozza che é stata direttamente coinvolta nello schianto é la 1, classe Executive, fortunatamente vuota a quell’ora del mattino; i pochi passeggeri presenti erano per lo più in coda, nelle carrozze di classe Standard. A parte un paio di feriti gravi, tutti sono riusciti ad uscire dal treno sulle proprie gambe. Due morti, in un sistema delicato e complesso come quello ferroviario, sono sempre due morti di troppo, soprattutto quando si considera l’elevato grado di specializzazione della struttura in sé. Sono due morti di troppo anche solo considerando il mondo del lavoro, il tornare a casa vivi non deve mai essere UNA delle opzioni.

Comunque, ho lasciato che la rabbia sbollisse. Ho sentito dire di tutto dai vari mezzi d’informazione, dal vario ed ingenuo vocabolario tecnico messo in campo (purtroppo, non sempre si può andare per sinonimi tanto per allungare il brodo o infiocchettare, certe cose hanno un nome, se le chiami in un altro modo diventano altre cose) alle ancora più varie ed ingenue ipotesi (ho capito che coi tempi che corrono, con la laurea in giornalismo ed il tesserino dell’albo al massimo finisci a fare il media manager pagato a visualizzazione, ciò non toglie che devi per forza scavare nello sterco come un ratto di chiavica per darti arie da Woodward & Bernstein, nella maggior parte dei casi resti solo un disgustoso ratto di chiavica che scava nello sterco). E a quel punto, mentre opero la certosina opera di debunking che da qualche anno a questa parte cerco di applicare alle notizie, fidandomi solo di quello che vedo con i miei occhi, purtroppo, mi è finita sotto il naso una foto, con cui qualche solerte hobbista della verità senza censure ha voluto rendere pubblica una comunicazione interna riguardante proprio quell’impianto. Vorrei rivolgermi direttamente a lui/lei, ovunque esso/a sia.

Tu, inutile testa di cazzo. (Tranquillo, ora arriva la parte diplomatica.) Immagino come sia iniziata la tua giornata di ieri, eri in macchina per andare a scaldare la tua bella poltroncina, guadagnata in modi che non so come possano essere mai definiti, ed hai sentito di questo grosso incidente a Milano. Di sicuro qualcuno dei tuoi conoscenti ti avrà chiamato, certo, sei nel campo e qualcuno avrà voluto sfruttare la cosa per avere qualche informazione in più. Da quel momento, così come in quello stesso incidente che ha fatto sì che due tuoi colleghi (ci tengo a precisarlo, in qualsiasi ramo d’azienda tu possa mai rubare lo stipendio, i due corpi che i vigili del fuoco hanno dovuto raccattare col cucchiaino dal piazzale erano TUOI COLLEGHI) ci rimettessero le penne, é iniziata la catena di eventi che ti ha portato ad essere incoronato testa di cazzo della situazione, oltre ad aver guadagnato le mie personalissime maledizioni. Comunque, il tempo di entrare in ufficio: a seconda di quanto (geograficamente o amministrativamente parlando) eravate coinvolti nel fattaccio, la tensione era più o meno palpabile. Quasi sicuramente tu o il tuo capo avete fatto o ricevuto telefonate o mail, il cui testo era sostanzialmente lo stesso: a fronte di quanto é successo, se necessario, rendersi disponibili con tutte le informazioni richieste dalle autorità. Come sai o puoi immaginare, per “tutte le informazioni” si intende proprio tutto, non si può abbozzare, tergiversare serve solo a complicare le cose, meglio rispondere con un “non lo so” e magari fare la figura dello stupido (cosa che di sicuro a te riuscirà benissimo). Non si scherza, soprattutto su qualcosa che é successa praticamente in diretta. Però, a questo punto, mi viene da pensare che il tuo ufficio di competenza sia in una posizione marginale rispetto al disastro (oppure ci sei dentro e sei totalmente scemo, ma quella è l’opzione due), altrimenti un due conti te li saresti fatti.

Giustamente vuoi vederci chiaro. Dico giustamente perché anche io, al tuo posto, se avessi avuto la disponibilità delle informazioni a cui tu hai avuto accesso, avrei voluto capirci qualcosa, é umano, perlomeno poter fare la propria analisi dei fatti e cercare di dare una propria spiegazione. Non è detto che sia giusta – io per primo ho fatto qualche ipotesi, che col passare delle ore e delle informazioni si é rivelata infondata – ma di sicuro non può andare a sostituire un’indagine, non deve. Soprattutto (ma io non faccio testo) la mia bella ipotesi me la tengo per me, proprio perché ipotesi. Quindi, apri il tuo bel PC e inizi a scartabellare tra le varie comunicazioni che ci sono state a proposito di quel posto di movimento. Ed intercetti il messaggio incriminato: qualcuno (anche qui, UN TUO COLLEGA) non ha svolto a dovere il suo lavoro. Ora, nessuno ti vieta di incazzarti, né tantomeno di farti due domande: ripeto, é umano volersi dare una spiegazione. Qualcosa, o meglio più di qualcosa, é andato storto durante la notte, più di un passaggio non è stato rispettato, o perlomeno non si è avuta lucidità sufficiente per assicurarsi che tutto era realmente a posto. É una cosa grave, a due persone é costata la vita, ad alcuni costerà la galera, ad altri il posto di lavoro. Un bagno di sangue, in tutti i sensi. E qui, da imbecille emerito, quello che ti viene in mente di fare, al posto di segnalare la cosa ai tuoi superiori, prendi il telefono e scatti una foto, sarà, non si sa mai. (Non vorrei girare il dito nella piaga, ma già solo quest’atto, l’indebita appropriazione di informazioni riservate, sulla carta ti ha già buttato fuori senza liquidazione dal Gruppo FS. Magari, se poi tu o il tuo avvocato riuscite a dimostrare che quelle informazioni te le sei tenute per te “per cultura personale”, forse non vai al fresco. Forse).

Hai fatto questa foto. Sei indubbiamente contento, a scapito di come crescerai i tuoi figli o come pagherai l’affitto, hai un’informazione e nessuno potrà togliertela. Tra le varie cose a cui non hai pensato, da che mondo é mondo queste comunicazioni sono registrate sia dal mittente che dal destinatario, quindi, nell’ipotetico mondo di complotti in cui pensi di vivere, insabbiare queste informazioni, per di più digitali, non è cosa facile, né tantomeno é possibile farlo senza lasciare tracce: a meno che non venga convocato un investigatore (tonto) del secolo scorso, si rimane perlomeno perplessi se un archivio dati diventa inaccessibile o irreperibile subito dopo un incidente. Comunque, il dado è tratto. E ora? Qui la mia ipotesi si annebbia, vorrei che avessi tentato di vendere l’informazione ai giornali, magari a quella bella gnocca che sai che lavora a quel tal quotidiano e speri che possa servire per rompere il ghiaccio; oppure no, ti immagino troppo intelligente; forse sei solo scemo, vi passate la foto su qualche gruppo whatsapp e da lì saltella tra qualche telefono finché non approda in una sede di giornale, aggiungendo all’appropriazione la divulgazione di informazioni riservate. Al tuo avvocato, ancora all’oscuro di tutto, sarà venuto da farsi un facepalm senza capire perché.

Quindi, riassumendo: – hai screditato direttamente un tuo collega, diffondendo informazioni di tua non diretta competenza; – hai intralciato lo svolgimento regolare delle varie indagini aperte (magistratura, ministero, ANSF, interna) con informazioni a discredito della manutenzione dell’infrastruttura nazionale, del gestore e del sistema ferroviario in senso allargato; – ti sei indebitamente appropriato di informazioni che, nel simile contesto, non potevano in alcun modo essere utilizzate se non a discredito; – hai utilizzato strumenti e tecnologie non di tua proprietà per la raccolta di informazioni che, come visto, non hanno fatto altro che screditare il proprietario stesso di quegli strumenti e tecnologie (il classico “cornuto e mazziato”); – rubi lo stipendio (vabbè, questa è mia, nella somma lasciatemela passare). Il mio saluto finale per te cita il grande Bill Hicks:

Fottiti. Non farlo per forza, prendilo come un interessante spunto di riflessione.