Uovo di Colombo rifollato.

A volte, a separarci dalla verità delle cose, é solo quella parola che hai sulla punta della lingua ma che non ti viene di dire al momento giusto. Lo so, suona come una di quelle pubblicità “moderne“, con un’attenzione – e di conseguenza una spesa – particolare per la parte visiva, e con una voce narrante calda e professionale che spara delle fregnacce che non stanno insieme neanche coi rivetti. Nel nostro rispettabile caso, parliamo di risparmio.
E sarà la crisi, e sarà il cambio euro-dollaro, e saranno i barili di petrolio che fanno venire il mal di mare, ma in tutti i settori si urla all’ l’ottimizzazione delle risorse, che di per sè non è affatto sbagliato; a voler fare le cose con criterio si evitano gli sprechi, il problema sussiste quando l’uso della parola ottimizzazione é solo un’indoratura di tirchieria. In breve, anche per risparmiare c’è bisogno di qualcuno che sappia come farlo, di investimenti in questa piuttosto che in quella direzione, di rilocazioni di persone e materiali, di “fondi salvagente” per stabilizzare dissesti e perdite momentanee nel periodo di transizione eccetera. Invece, nella stragrande maggioranza dei casi, arriva in fabbrica il sedicente direttore marketing che, agitando un indice e distribuendo cazziatoni a destra e a manca, piuttosto che tagliare sradica rami secchi e meno secchi. Uno stagista squattrinato che spende la sua paga in un supermercato applicherebbe una logica simile, anche se speculare: se lo stagista arraffa più cose possibili al minor prezzo, un dirigente poco avvezzo al risparmio taglia tutto ciò che supera una certa soglia di spesa, senza curarsi se ciò che resta é utile o meno alla sopravvivenza dell’azienda.
É di poco tempo fa questa notizia. Pendolari, state più che tranquilli: il problema si é verificato su dei treni che viaggiano in zone climaticamente avverse, su linee tortuose e poco manutenute, e che sopportano shock termici più ampi rispetto a quelli che subiscono i treni sul nostro territorio; soprattutto, alle prime avvisaglie (ripeto, NON ROTTURE, ma mancato rispetto di parametri di per sè molto restrittivi) i carrelli sono stati sostituiti con altri, nuovi di pacca e sotto controlli ancora più severi.

In ogni caso, un piccolo gruppo di neuroni nella mia testa ha gufato ed esultato. Lo so, sono una brutta, brutta persona. Ma, mentre aspetto la lapidazione col capo cosparso di cenere, cerco di spiegare.
Non sono razzista né tantomeno autarchico, ma penso che in un ambito come il ferroviario, dove i prezzi quando va bene sono a quattro cifre, é giusto e sacrosanto voler risparmiare ma bisogna pur farsi qualche domanda. Certo, il principale concorrente italiano di quel tipo di rotabile costa parecchio in più e ad oggi non é considerato un mezzo molto affidabile però, come al solito, si é scelto di aggirare i problemi scegliendo un prodotto estero a prezzo basso. Una forbice minima non avrebbe scontentato nessuno, e in qualche modo avrebbe garantito una certa bontà nella realizzazione. Perlomeno, materiali e apparecchiature avrebbero avuto maggiore tracciabilità, in funzione di un cliente relativamente più preoccupato dei soldi spesi.

‘O sparagno nun é mai guadagno, come si dice dalle mie parti; e non é la prima né sarà l’ultima volta che sentiremo parlare di sbagli grossolani e di rappezzi alle vergogne. Non mi meraviglierei se i veri motivi fossero ben lungi dal risparmio ma, a nome delle maestranze che dovranno correre ai ripari per amor della causa – che gira e rigira finisce sempre in quel posto al pendolare – dateci meno possibilità di chiamarvi incompetenti.

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