Non é che per-togliermi una soddisfazione prima me la debba per-mettere

(Sottraggo un potenziale titolo di post al buon Gintoki, il felino mediterrone nella terra delle puledre magiare. Spero solo non venga a pisciarmi sul tappeto, così, per ripicca.)

bifolchi nostrani

Per una paccata di ragioni e convenienze diverse, da qualche settimana evito di prendere l’auto per andare al lavoro. La bici é ancora nello stato di ammasso di ferraglie molto arrugginite, quindi per ora faccio a piedi un tratto di strada, che inizia praticamente nel bel mezzo di un paesino e finisce nel bel mezzo del nulla agricolo. Ho quindi circa una mezz’ora, quaranta minuti per fare un pò di riciclo creativo di pensieri.
La campagna, in questo, é un ottimo stimolo: le dimensioni umane prendono strane pieghe o scompaiono del tutto. Se poi, come me, vivete o vi é capitato di vivere in paesi da due-tremila abitanti, avete già una lente messa a fuoco su determinati dettagli altrimenti invisibili. (Ancora peggio se il paese in questione é a pochi chilometri dal mio, e le tematiche sono praticamente identiche.) Dopo qualche giorno erano già riconoscibili i vari topos: quello coi soldi e quello coi debiti, il bar di quelli che lavorano al comune, il bar di copertura, il negozio del consigliere o di qualcuno della sua fazione (da queste parti non si fa politica tramite i partiti nazionali, ci sono sempre e solo due liste civiche risalenti al tardo neolitico e da lì si inchiommano di insulti) o meglio ancora del suo/sua amante. Insomma, se tutto il mondo é paese, tutto il paese è paesino e così via a restringere fino alla singolarità del pensiero-di-paese.
Nella classifica delle cose che più hanno fatto danno al nostro pianeta, subito dopo ti faccio vedere io come si fa e prima di tranquillo, faccio io, a pari merito con abbiamo sempre fatto così c’è QUI IN PAESE abbiamo sempre fatto così. Quando dico che la dimensione umana prende strane pieghe in paese, non intendo che se unisci le smagliature sulla panza delle paesane ottieni un Kandinsky (e oh, se ci riuscite voglio subito il video) ma che nei paesi la ragione ognuno se la interpreta a modo suo. Gli esempi si buttano: dal contadino che a ogni due per tre dà fuoco alle immondizie facendole passare per fuochi agricoli, a quello che per difesa ha una specie di tigre denti a sciabola con il cervello di un gremlin cocainomane, perlopiù senza catena altrimenti che difesa é; il negozio che se gli chiedi lo scontrino ti guarda brutto – e, fateci caso, chi si comporta così ha sempre appena finito la risma di carta in cassa – e il vigile che mette e toglie le multe che nemmeno i panni stesi al sole.
Praticamente, cosa diluisce il potere centrale? La lontananza dalla mano che potrebbe punire? Innanzitutto; e poi, a diversi gradi d’importanza, la fiducia malriposta dell’istituzione, o lo scambio profittevole di qualche manciata di voti sparsi (e a volte queste briciole si sono rivelate più che utili: dice il proverbio che furono cento niente ad accoppare l’asino), ma c’è di sicuro anche altro. In quel punto si innesta la radice del pensiero-di-paese, riassumibile per sommi capi in

Faccio X perché me lo posso permettere

il che implica non solo una certa spregiudicatezza, ma anche (e purtroppo) una certa sicurezza d’azione, proveniente dalla conoscenza del sistema, soprattutto delle sue lacune. Il paesano fa ciò che vuole non solo perché eventualmente sa a chi rivolgersi, egli fabbrica la sua ragione su un tessuto di omertà, di sporcizia condivisa; se viene denunciato, la prima cosa che fa é denunciare a sua volta, perché sa che dall’altra parte c’è sempre e comunque qualcosa da nascondere.
Si può riparare il danno? Francamente non so; per la legge universale del minor sforzo la vedo proprio nera. In posti come questi l’ultima cosa da proporre é un impegno comune, a meno che non si proponga come incentivo economico puro e spiccio.
Se avete da proporre… Seguirà dibattito.

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6 commenti

  1. Non riesco a decidermi se sia peggio vivere in una città dove non conosci e non puoi contare su nessuno oppure vivere in un paesino dove “Mi hanno fatto la multa!” “Dammi a me che ci penso io…”
    Esistono vie di mezzo?

  2. Quale onore essere preso da esempio per un titolo! Niente pisciate, però sarebbe gradita una ciotola per me o qualche mio collega randagio.

    Io credo che il nostro Paese sia in fondo in fondo rimasto per lo più feudale o comunque all’età dei Comuni; se è vero che il fenomeno ha contribuito a costruire una identità cittadina e un senso di civismo (questo credo più al centro nord), ha anche privilegiato l’instaurarsi di rapporti clientelari che tendono ad autoreplicarsi ad ogni livello, come i minerali che si formano per accrescimento della medesima struttura.

  3. Nei paesi (conosco bene!) c’è un tale intreccio di consuetudini, rapporti, parentele, che effettivamente uscire dal “qui si è sempre fatto così” è molto difficile… ricordo che al mio paese c’era uno, lo Sceriffo lo chiamavano, perché quando litigava con qualcuno (e succedeva spesso) lo denunciava… poi ogni tanto lo trovavano con un fracco di legnate addosso, ma lui non si perdeva d’animo. All’epoca lo consideravo matto anch’io, comunque…

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