Intestini (venuti) da fuori.

Ricordavo, proprio stamattina e con quel certo e meritato affetto, la risposta del cavolo di una bovina cerebrolesa messa a capo di una agenzia interinale per chissà quale congiunzione astrale. (E mi fermo qui, Dio non voglia che alla fine passo pure per maschilista.) Dici tu, chi m’o ffà fà. Oppure

Certo, ma volevo arrivare ad un’altra cosa.

Una azienda per cui lavoravo – che si era prodigata poco tempo prima ad assicurarsi che io non avevo nessun tipo di raccomandazione, ergo potevo essere ramazzato fuori senza troppe lacrime – mi propone, come ramoscello d’ulivo (parole testuali, si sappia) un posto su Roma, tramite agenzia. Sapevo cosa fare, conosco il mestiere e le solite allisciature da responsabile alle risorse umane. Ovviamente, con un mucchio di bollette sul tavolo che non fa che crescere, accetto.
Fortuna vuole che c’é un pullman diretto dalla mia zona verso la capitale, quindi non ho troppi problemi (logisticamente parlando) ad arrivare ogni mattina in cantiere. (Nota: per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, per me l’autobus ha ragione di esistere solo entro un raggio urbano, al massimo una decina di chilometri. Oltre, solo e soltanto ferrovia tipo l’isola di Sodor; e non sono nemmeno troppo in vena di spiegare perché e per come. Magari altrove.) Insomma, quasi una passeggiata di salute. Il problema grosso é che questo autobus non é gestito da enti di beneficenza, quindi ti scarrozzano anche da A a B, ma un corrispettivo in denaro li rende più contenti. Denaro che inizialmente viene fuori dalle mie tasche, ovviamente finché ne ho la possibilità; e quando questa finisce, contatto l’agenzia. Omino che chiama omino che chiama omino, e mi ritrovo al telefono con quella che gestisce tutta la santissima. Spiego il problema, e la signora, a contratto già firmato, mi spiega che l’assunzione é su Roma, quindi nessun rimborso.
La cosa mi contraria giusto un pochetto, e mentre bestemmio in lingue morte e non ancora scoperte la signora chiosa con un fantasmagorico

Lei non ha voglia di lavorare! Qui c’é gente che per venire al lavoro fa due ore di bici al giorno!

Ok. Vuoi essere sfanculata in modo scientifico. Si accomodi.
Partiamo dalla base: la bicicletta. Solitamente (fonte wikipedia), una normale bici da passeggio guidata da una persona senza preparazione atletica raggiunge i 25 chilometri orari. Cioé, PUÒ raggiungerli, che é ben lungi dal significare che la persona in bici riesca a mantenere questa velocità per due ore consecutive anche perché, ad esempio, a me scoppierebbe un polmone dopo un’oretta o suppergiù.
C’é anche da dire che il record mondiale di velocità su veicolo a trazione umana é di un certo Sebastian Bowier (130 all’ora). In due ore sei a Roma, certo, ma devi mettere in conto – nel senso che devi proprio pagarli – una bici progettata da un paio di università, un preparatore atletico, un medico sportivo, un pusher che ti fornisce tutta la bamba che serve per filare a centotrenta per due ore e un pulmino che te li scarrozza avanti e indietro da Roma, visto che devi pedalare da record del mondo anche al ritorno. Tanto vale fare soldi vendendo la droga.
Comunque, ammettiamo per comodità una velocità di venti chilometri all’ora. Ordunque cara signora, ponendo come punto d’arrivo la sede della tua inutile agenzia nel posto dove più merita (fraz. Bastardo, Giano dell’ Umbria – PG), in un raggio di 40 chilometri non cambia nemmeno la provincia. Concludendo, o le persone che lavorano con te sono cloni di Eddie Merckx, o le paghi così poco da non potersi permettere nemmeno il biglietto del treno. In ogni caso, ti ho anche dedicato troppo tempo. Quindi, fottiti e non ne parliamo più.

I nostri sono tempi al ribasso, dove non puoi lamentarti di niente perché, da qualche parte, c’è qualcuno che va in giro con gli intestini da fuori, che oltre ad essere abbastanza improbabile fa anche un pò schifo. É davvero necessario? Abbiamo per forza così bisogno di fare leva sulle nostre debolezze onnicomprensive? Riusciremo mai a creare una società dove le nostre piaghe saranno uguali a quelle di tutti gli altri, e quindi non avrà più nessun significato mostrarle?

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5 commenti

  1. Logica batte interinali.

    Tra parentesi: interinali o ‘int e rinal?

    Condivido il discorso sull’utilità dell’autobus per un raggio limitato. Pensa che, non so se ancora attiva, c’è una linea che fa Napoli – Avellino non via autostrada, ma via Nazionale, cioè paese per paese.

  2. Questi sono gli effetti della tanto elogiata globalizzazione, del mercato che si regola da se, bla bla bla… la guerra fredda è finita; qualcosa l’ha vinta e qualcuno l’ha persa: il mercato non fa prigionieri. La butto in politica; sto messo un pò meglio di te perché alla mia veneranda età vado avanti a rinnovi di contratto trimestrali ed i mezzi pubblici funzionano. In bocca al lupo, non so cos’altro dire…

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