‘E ‘ppullece c’a tosse.

(Nulla di che. Destabilizza senza alcun motivo.)

Continuando il discorso in cui ero incappato tempo fa, a proposito delle crocette sul fegato (inseparabili amiche del vivere quotidiano), ho appurato alcune cose. Una successa oggi in particolare, da cui il titolo, mi ha dato l’opportunità di ricollocare ai giusti gradini nella scala alcune persone.

Spero sia capitato anche a voi, altrimenti credetemi, é balsamo lenitivo per i chakra.

Supponiamo per un attimo il paleolitico. Freddo, mammut, sopravvivenza spiccia, donne poco depilate eccetera. Supponiamo che, per fato o per astuzia, abbiate avuto a che fare col fuoco. Magari avete imparato ad accenderlo; meglio, avete imparato a non farlo spegnere, che presuppone una certa abilità nel cercare cose combustibili, metterle in un certo modo, contenere la fiamma con delle pietre. Insomma, qualcosa di specializzato. Qualcosa per cui vale anche la pena perderci del tempo dietro, dopo un intera giornata a pigliarsi questioni con ogni genere di specie animale (sei tu nel mio piatto o io nel tuo, o cose simili) una volta che sei tornato in grotta, messo le tue comode pantofole di foca monaca, letto due graffiti al muro, ti viene anche lo sfizio di mangiare un pò di carne di animale in via di estinzione, perdipiù COTTA, con quel profumo di primavera evolutiva che si spande tutto intorno.
Ora, in questo agreste quadretto c’é una variabile indesiderata. É un Cromagnon, che abita due grotte più avanti. Non é più forte, non é più abile, non é più veloce; eppure, in barba ad ogni stima o statistica, sopravvive. Mah. Uno non é che la mattina si sveglia e augura l’estinzione al prossimo, non sia mai, però sai, bisogna metterle nel conto certe cose; e vuoi la necessità di spazi, il ricambio genetico, le opportunità, la fabbricazione di oggetti complessi… A finale il Cromagnon non ne vuole sapere di farsi la cartella. E campicchia, lì nel suo monogrottale a fitto bloccato, scroccando femori di brontosauro al prossimo e spaccandosi i denti – dal freddo e dalla carne tosta come le pietre – quand’ecco che una sera riesce ad accendere, per cinque minuti scarsi, una manata di foglie marce.
Uàh. Manco avesse rifatto la grotta di Lascaux a stucco veneziano. Da quel momento in avanti il vostro umilissimo vicino vi guarda come se aveste la lebbra, gonfio come un piccionosauro in calore.
Voi, alla luce di ciò, che fareste?

Io, al mio Cromagnon, l’ho lasciato gonfiare: certo, due coppini contromano li meriterebbe per intero, ma é giusto così. É bello vedere quanto una cosa tutto sommato mediocre diventi importante per una scartina ripescata.

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