Tre soldi, o Il parlare spiegato.

mannaggiaipreti

Tutti i giorni, o almeno quando ho un paio di minuti, do un occhiata dal cellulare alle statistiche WordPress. E non potete immaginare quanto sia corroborante alla stima vedere che nella quasi totalità dei casi quelle due o tre visualizzazioni me le sono fatte da solo, e per di più per sbaglio. La cosa inizia a urtarmi\preoccuparmi\farmi incazzare a morte. E riflettere, soprattutto: se uno schermo spento viene visto da più persone rispetto a quello che cerchi di dire, o sei un misantropo violento carente d’igiene (e quindi la gente si approccia a te solo se ha sottomano forconi e torce), o hai problemi di comunicazione. Vado a spanne per la seconda categoria – non sento ancora puzza di bruciato alla finestra – e per farmi un idea rileggo tutto quello che ho pubblicato dall’inizio a oggi (tanto, sono in vena di visualizzazioni farlocche).
Non mi riconosco. Oserei dire che quello che ho scritto è illegittimo, ma continuerei a non chiarire per bene le cose.
Indubbiamente ho scritto di cazzi miei, cose successe realmente in qualche anno passato in posti strani con persone sbagliate spesso e volentieri. Ho provato a tirarne fuori qualcosa ma, sia perchè sono delle pesantissime infradiciature di fegato, sia perchè non mi va proprio che la feccia venga ricordata per nome e cognome, ho fermato questi ricordi in un modo così assurdo e arzigogolato che ne ho smarrito la loro genuina autenticità, il loro vissuto istantaneo. Praticamente ho trasformato un pò di notti passate a bestemmiare tra i binari in una specie di poema epico di pastori erranti del Kirgikistan. E la cosa brutta é che sembra abbia dimenticato di tradurlo.
Parallelamente, spronato in qualche modo dal modo (presunto) ricercato in cui ho raccontato le mie storie, ho riposto aspettative altissime in questo blog. Magari mi aspettavo che quello che avevo da dire avrebbe attirato da sè il lettore, che a sua volta ne avrebbe attratti altri e poi chissà, magari. Non avevo valutato l’aspetto più importante di tutti: il mondo è pieno di gente che scrive, scrive sempre, di tutto, su tutto o contro tutto, perchè il potenziale lettore dovrebbe scegliere proprio me? Davvero il riassumere la vita con un linguaggio arcaico e grippato avrebbe elevato il valore attuale dei miei pensieri – tre soldi bucati, ad essere generosi?
Quindi, signore e signori (quasi) inesistenti, si cambia registro. Il sottotitolo di questa raccolta di frammenti è “L’insostenibile leggerezza dell’essere ignoranti”, e credo sia arrivato il momento di metterlo in pratica, parlando una volta tanto “spiegato”. Seguiranno altri frammenti, più o meno pensati e condivisibili, ma di sicuro più schietti e franchi. E magari a quei pochi che mi seguono se ne aggiungerà qualcuno. Si spera.

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2 comments

  1. Sono entrato forse già in modalità ignoranza, avevo letto “linguaggio arcaico e ingrippato”. Comunque credo questa sia una delle rare volte che mi è comparso un tuo post nella home, segno che forse WP è sensibile al linguaggio; a parte gli scherzi, non voglio pararmi il culo, ma scopro ogni tanto che nella home non mi compaiono parecchi post di blog che seguo ma che credevo inattivi (certo potrei andare a controllare uno per uno, riconosco la mia pigrizia)

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