Nessun dolore.

Scrivo questa cosa al volo, per poterla fissare da qualche parte prima che me ne dimentico. E la carta?, direte voi. E sticazzi?, vi rispondo io.

Non si convive col dolore. E’ un ospite scomodo e inatteso, un guappo in casa, il nido di vespe nel sottotetto. Te ne accorgi quando é già lì. Ti ha già sporcato il tappeto buono con le scarpe infangate, girandosi rompe i soprammobili. Li avresti fatti volare dal terzo piano, quei cazzo di ninnoletti di pessimo gusto, ma é una questione di principio.
Sale il nervoso ma il dolore é sempre là, e sei solo all’inizio. Sei tu a doverti spostare, a regolarti di conseguenza. Abitudini, manco a parlarne. Si alza la notte, dorme di giorno. Tutto é fastidio.
Russa, scorreggia, sporca e spesso puzza. Non ti aspettavi che potesse puzzare così tanto, il dolore. E dire che non sei il primo a cui é finito in casa. Ne parlano i giornali, i soliti opinionisti in TV, anche quella volta in coda alla cassa hai visto uno e hai pensato: poverino, quello di sicuro é addolorato. Il signore all’ultimo piano, in ascensore… Si vedeva chiarissimo, e ora chissà che fine ha fatto.
E ora sei tu quello a cui cedono il posto alla cassa, perché “si vede” e allora tié, béccati un pò di compassione.
Bestemmi. Perché a me? Inizi a odiare tutti quelli che ti circondano, anche quelli che vorrebbero dare veramente una mano, perché hai capito, eh già!, alla fine chi lo sopporta sono io. Perché v’impicciate? Ce la faccio, grazie mille, non mi serve niente.
Ti abitui, al dolore. Inizi ad evitare di fare cose, ad esempio quelle che hai sempre fatto, naturalmente. Non puoi stare certo lì a fare la guerra per ogni cosa. Non le fai, e almeno campi quieto.
Campare quieti.
Quando puoi lo sogni, di nascosto. La tua casa libera dal dolore. Poter rimettere i piedi sul tavolo. Grattarti le ascelle senza correre subito a lavarti le mani. Cucinare alla cazzo di ora che vuoi, quello che ti pare. Ora tutto ha troppo sale, poco sale, é freddo, é caldo…
Improvvisamente noti con più attenzione gli articoli di cronaca nera, quello che s’è svegliato un bel mattino, é andato al balcone… Certo, era veramente addolorato… E chi decide QUANTO bisogna essere addolorati per fare un salto di venti metri? E se fossi più addolorato io?
Non puoi farlo, nessuno si prenderebbe cura del dolore. È così, non combatti, sopravvivi e tiri avanti.
Ma arriva anche per te quel mattino, quel bel mattino in cui ti svegli, vai al balcone… L’asfalto di sotto é terribilmente interessante ma non senti tossire, non senti puzza. Casa vuota. Il dolore così come era venuto se n’è andato via, a distruggere qualcun’altro. E le carni vive che avevi esposte fino al giorno prima si sono rimarginate, hanno fatto il callo.
E quindi ora fottiti, mondo. Sto scendendo.

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