A margine della Nona Sinfonia.

Ho voluto festeggiare il compleanno di Ludwig van Beethoven ascoltando la Nona. (In realtà non ricordavo nemmeno fosse oggi, sinceramente avevo dei frammenti sfusi dei Peanuts in cui Schroeder fa gli auguri al capoccione austriaco sul pianoforte e Lucy che lo manda a quel paese.)
Ho preso qualche appunto, non necessariamente legato all’opera in sé.

Un popolo che possa annoverare nella sua storia musicale una sinfonia del genere é quasi costretto per dovere di sangue a stringere una fratellanza universale. Non sorprende quindi che a distanza di vent’anni dalla sua prima esecuzione sia venuto alla luce il Manifesto.

Durante l’esecuzione di un opera così sublime si potrebbe compiere una nefandezza ed uscirne comunque con la coscienza pulita. Riconosciamo a Beethoven la paternità di una sacra indulgenza plenaria. La Nona esercita sull’ascoltatore una tale potenza musicale da azzerare ogni capacità selettiva: tutto é furiosamente e perdutamente bello. Si scavalcano tutti i confini e barriere sociali, si diventa unità di ogni forma di vita, si vortica attorno al nucleo del più piccolo atomo e nel solitario canto delle stelle più remote nello stesso maledetto istante.

L’utilizzo di Kubrick della Nona é uno degli esperimenti metamediali meglio riusciti, specialmente in quelle parti violentate dal sintetizzatore di Wendy Carlos che all’epoca fecero storcere il naso (diciamocelo, su un film che venne vietato praticamente ovunque, storcere il naso é paragonabile ad un roseo complimento). Pensate all’uso doppio della marcetta del quarto movimento nella scena del negozio di dischi e in quella della cura Ludovico.

http://youtube.com/watch?v=Yfi0tMXDf5o

Qui tutto é caldo e gioioso, per dirla kafkianamente, “non c’era nulla di cui preoccuparsi, tutte le leggi erano in vigore”. Alex abborda le due ragazze con sorprendente facilità, tutti e tre sanno che il momento orgiastico é vicino, ed in questo quadro di riscaldamento sensuale il recitativo storpiato al vocoder sembra semplicemente anelare alla sazietà. Come si dice a Napoli: pappa, zizza e nonna.

http://youtube.com/watch?v=6F_6MD22uNg

La scena ora é orribilmente opposta: Alex, legato e scientificamente torturato, lamenta l’uso della Nona nei filmati perché, a suo dire, Ludovico Van non ha mai fatto del male a nessuno. C’è da dire che la stessa musica ora dà un senso di goffaggine ai nazisti in parata; dove prima il vocoder richiamava all’abbondanza, ora sembra sottolineare la costruzione artefatta del reich millenario. Beethoven dà, Beethoven toglie, anche ad un secolo e mezzo dalla sua morte.

Grazie, e auguri.

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