digressione Wall(ero)pedia.

Mi piace leggere quella piccola pubblicità, domanda-offerta, che sono i muri delle stazioni, i sottopassi e i cessi degli autogrill. Spazi verticali, accoglienti accessibilissimi e di dubbia igiene come certe donne pubbliche, e che comunque non devi pagare per dare un’occhiata. Tra sedimenti di piscio vecchio, tagliente al naso, improbabili o improponibili adesivi pubblicitari strappati (vecchia battaglia, quella degli stickers), o ghirigori spray più o meno accettabili esteticamente, vive l’oleoso humus dei tratteggi di pennarello, invitanti, offensivi, osceni, esche o lapidi di idee più o meno immutate o a buon mercato.

La scritta politica è in forte ribasso. Spesso ci si limita a cassare o correggere in svastiche le falce-e-martello o viceversa, aggiungendo negazioni, accrescitivi e via dicendo. Ormai quella battaglia è quasi spenta su quel fronte, e il grosso delle armate si sono spostate sull’onnipresente schermo. L’uomo della strada ha ben altro a cui pensare e lascia ad altri queste passioni, spesso scaricandole nel secchio differenziato delle cazzate giovanili, e fortunatamente per noialtri i propulsori, le instancabili gocce di questa massa d’acqua sono ancora i giovani, a lanciarsi anatemi a pochi centimetri di intonaco o bachelite. Più capillari e non sempre campanilisti sono gl’idoli del calcio e della musica, sconosciuti giusto il tempo di ridipingere, magari fortunati come i loro equivalenti dell’antichità che, come sempre Madre Storia ci ricorda, devono il loro posto nel pantheon della memoria proprio grazie ad ingenue preghiere vandaliche, scolorite ed a volte indecifrabili più di alfabeti in disuso. Oltre alle ondate di IO+TE+LUI+TIZIO=AXS, formule ben formattate di appartenenza ad un certo tipo o gruppo o Dio sa cosa, c’è ancora il lato tenero, trasversale, delle dichiarazioni immortali degli innamorati, ma – per colpa dell’onnipresente di cui sopra – ora fanno i conti con supporti molto più effimeri di quanto anche una sola vita, briciola rispetto a ciò che un cuore tumultuoso può promettere in questi versi sciolti, possa mai assicurare; da indissolubile chiave di volta per ogni paradisiaco palco angelico, l’amor ch’a nulla amato amar perdona diventa paccottiglia di facile (in)digestione, un poco nauseabondo, troppo zuccheroso e artefatto per rappresentare ciò che, in vero, è la quintessenza dell’arte stessa.

Ma, parlando di cose artigianali, la formidabile riscossa delle richieste e delle offerte di piaceri, di posizioni, di voglie e di carne assortita, stomaco (e quindi inevitabilmente ano) di questo diffuso fungo metropolitano. Donne focose e uomini fortunatissimi, attivi, passivi, voyeur, anziani sottomessi, vecchietti di polso, massaggi profondi, donne truccatissime col trucco malcelato e uomini dalle spalle socievoli; falsamente ingenue offerte di relax e simpatia a prezzi scontati, solo tuo, solo tua, innegabile sensazione di proprietà privata di ogni libero maiale all’ascolto… E poi immagini, realistiche fantasmagorie di sessi maschili, equivoci insaccati in procinto di entrare in azione, bambinesche interpretazioni e rappresentazioni di intimità femminili, mostruosamente irsute e spalancate all’intersezione di cosce perfettamente rettilinee, capolavori di ignoranza prospettica di abbracci e umiliazioni…

Capita poi, negli intervalli del flusso di vite che scorre in queste enciclopedie del pensiero minimo (il comune resta sempre denominatore) di scovarne gli autori: gibbosi vecchietti dalla mano incredibilmente ferma, ragazzotti di fatica di logoro fustagno e fasce catarifrangenti, insoliti donnoni dalle spalle larghe, comunissimi e soliti insospettabili furtivi, a cui la stesura provoca più sensi di colpa di un furto in una chiesa. E tra loro nuovi collaboratori, ragazzetti multicolore alla guida di passeggini vecchi carichi di ogni ciarpame possibile, con ragazzetta e bimbi a carico, che scrivono piano piano le parole, tale e quali le capiscono, separando col puntino come i nostri nonni, che con l’alfabeto avevano meno a che fare dei calli delle mani e se proprio dovevano, spesso era per qualcosa di sgradevole.

Vecchia e nuova umanità marginale, di questo meraviglioso maleodorante scintillante ingranaggio, e di loro forse rimarrà solo questo piccolo regalo prima che noi, con i nostri muri, ne diverremo inevitabilmente esca e lapide.

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